<<Constitutiva X>> La nuova stagione del Teatro Avamposto
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PRIMO PIANO
di Egidio Carbone Lucifero
3/9/20262 min leggere
Il medico che ho appena sentito al cellulare non mi tiene in cura, è solo un'amica e poi non tratta le infezioni degli stati d'animo ma le patologie causate da batteri, virus, parassiti o funghi che aggrediscono il corpo. Lo divorano, lo spengono. Il corpo, sempre il corpo. Chissà che poi le due cose non siano collegate tra di loro in un certo modo, dico le infezioni del corpo e quelle degli stati d'animo, in fondo lei dà per scontato che io debba continuare a fare quello che faccio nella vita, un po' come io do per scontato che lei continui a fare ciò che fa e per cui ha studiato e studia tanto ancora, la sua carriera da medico. La mia amica ha appena vinto un concorso pubblico e ora dedicherà il suo tempo più di prima ai malati nelle corsie degli ospedali. E io? Io cosa faccio? Quando lei me lo ha chiesto: e tu, tu cosa farai? Io non ho risposto, sono stato zitto, avrei solo voluto dire: voglio andare via, in silenzio, senza dire nulla a nessuno e lontano. Se lo avessi detto, se avessi risposto, però, avrei aperto un argomento di discussione del quale non avevo nessuna voglia di parlare e quindi non ho detto niente. Sono stato zitto, ho sospirato e lei lo ha capito. Allora ha continuato da sola: non vedo l'ora di rivederti in scena, voglio assolutamente rivedere Vito Carnale e poi quello nuovo che hai scritto, non vedo l'ora di leggerlo e di vederlo in scena. Sono rimasto zitto ancora, ho sospirato, ho solo sospirato un po' riproducendo lo stesso sospiro di qualche secondo prima. Allora lei ha continuato da sola: farai qualcosa già adesso o stai preparando tutto per settembre? Con l'entusiasmo e la sicurezza che avrei dovuto avere io al suo posto. Credo di conoscerla, quello è l'entusiasmo che una vera amica prova a trasferirti, per darti fiducia, come se individuasse l'antibiotico giusto per l'infezione della quale sei infetto. Ho pensato qualche secondo alla sua domanda e ho concluso che se fossi stato un medico, i miei pazienti avrebbero potuto non ricevere cure per lunghi mesi, almeno fino a settembre. Per fortuna non sono un medico. Forse mia madre è morta così, con una setticemia in ospedale. Per molti mesi le hanno provato a curare una cardiopatia e non sono riusciti a diagnosticare e trattare infezioni complesse, hanno curato l'effetto come se fosse una causa. É molto più che un semplice dubbio. É difficile, forse impossibile allontanare i professionisti dalle procedure, dalle percentuali, dalle casistiche e farli ritornare ///// Come è morta mia madre non lo saprò mai, anche questo non lo saprò mai, così come non saprò mai io cosa faccio nella vita. É che appena credo di saperlo, me ne convinco e poi succede qualcosa, una accadimento che fa tabula rasa.
Sto rivalutando l'idea del ripartire dopo un periodo difficile. Ripartire, in questa specifica accezione, denota la convinzione inconsapevole di aver fatto una pausa non programmata, una sosta dovuta a un imprevisto o una disgrazia, un ostacolo. Insomma un impedimento che ha per forza maggiore vanificato la rincorsa intrapresa, lo slancio, la spinta e l'inerzia così da rendere ridicolo il salto fatto in avanti. Più che un salto, una caduta senza gittata in avanti, un tondo verticale. E allora pare si debba tornare indietro e riprendere la rincorsa, lo slancio, la spinta e l'inerzia per verificare se tesi teorica e verifica pratica coincidono. la procedura! Ma non mi sembra più così vero tutto questo, la realtà è che non c'è stata alcuna sosta, purtroppo o per fortuna. Anzi, quanto mi farebbe piacere poter ritornare indietro a prendere quella rincorsa.
